Responsabilità medica.
Tutela di pazienti e familiari nei casi di danno derivante da prestazioni sanitarie, dalla lettura della cartella clinica fino al giudizio.
Master di II livello in Responsabilità MedicaQuando la cura diventa danno.
Lo Studio valuta ogni caso con consulenti medico-legali prima di intraprendere qualsiasi iniziativa.
Errore diagnostico
Diagnosi mancata, tardiva o errata e conseguente perdita di possibilità di cura.
Errore chirurgico e terapeutico
Danni da interventi, terapie e prestazioni eseguiti in modo non conforme alle linee guida.
Infezioni correlate all’assistenza
Responsabilità della struttura per le infezioni contratte durante il ricovero.
Consenso informato
Lesione del diritto all’autodeterminazione per informazione assente o inadeguata.
Responsabilità della struttura
Azione nei confronti di ospedali, cliniche e aziende sanitarie, pubbliche e private.
Danno da perdita del rapporto parentale
Tutela dei familiari in caso di decesso del congiunto o di lesioni gravissime che ne stravolgono la vita.
Dalla cartella alla decisione.
- Primo
Acquisizione della documentazione
Richiesta formale di cartella clinica e referti alla struttura sanitaria.
- Secondo
Valutazione medico-legale
Esame di condotta sanitaria, nesso causale e danno con consulenti medico-legali.
- Terzo
Accertamento tecnico preventivo
Ricorso ex art. 696-bis c.p.c., condizione di procedibilità della domanda.
- Quarto
Transazione o giudizio
Trattativa con struttura e compagnia assicurativa, oppure azione di merito.
La responsabilità medica, spiegata con chiarezza.
Le risposte alle domande che i pazienti e i loro familiari ci rivolgono più spesso, prima ancora di decidere se agire.
Che cos’è la responsabilità medica?
Si parla di responsabilità medica quando un paziente subisce un danno a causa di cure non corrette: una diagnosi sbagliata o arrivata troppo tardi, un intervento eseguito male, una terapia inadeguata, un’infezione contratta in ospedale, un’assistenza insufficiente.
Non ogni esito negativo è un errore: la medicina non può garantire la guarigione. Occorre verificare se le cure sono state conformi alle regole della professione e alle linee guida, e se un comportamento diverso avrebbe evitato il danno o ne avrebbe ridotto le conseguenze.
Chi risponde del danno?
Di regola la struttura sanitaria, pubblica o privata, che risponde anche dell’operato dei medici di cui si avvale. Il medico risponde personalmente in casi particolari, ad esempio quando ha curato il paziente come libero professionista, sulla base di un rapporto diretto.
Accanto alla struttura e al medico vi è quasi sempre una compagnia assicurativa, nei cui confronti la legge consente di agire direttamente.
Che cosa deve dimostrare il paziente?
Il paziente deve dimostrare di aver subito un danno e che questo deriva, più probabilmente che no, dalle cure ricevute. Spetta poi alla struttura provare di aver operato correttamente.
Per questo, prima di ogni iniziativa, è decisivo il parere di un medico legale e, quando serve, di uno specialista della materia.
Quali danni si possono chiedere?
Il risarcimento ha lo scopo di compensare tutte le conseguenze negative dell’errore. Le principali voci sono:
- Danno biologico: la lesione della salute, temporanea e permanente, valutata dal medico legale in punti percentuali.
- Danno morale: la sofferenza interiore provocata dall’evento e dalle sue conseguenze.
- Danno patrimoniale: le spese mediche, di assistenza e di cura, anche future, e i guadagni perduti o la ridotta capacità di lavorare.
- Perdita di chance: la perdita di una possibilità concreta di guarire o di vivere più a lungo.
Che cosa spetta ai familiari?
Quando un errore medico causa la morte del paziente, i familiari hanno diritto al risarcimento del danno da perdita del rapporto parentale: la sofferenza per la scomparsa della persona cara e lo sconvolgimento della propria vita quotidiana.
Spetta di regola al coniuge o al convivente, ai figli, ai genitori, ai fratelli e alle sorelle e, in presenza di un legame affettivo effettivo, anche ad altri congiunti come nonni e nipoti. L’importo si determina con tabelle elaborate dai tribunali, che tengono conto dell’età della vittima e del familiare, della convivenza e dell’intensità del legame.
Un risarcimento può spettare ai familiari anche quando il paziente sopravvive con lesioni gravissime, che stravolgono la vita dell’intera famiglia. Se il paziente è deceduto dopo un periodo di sofferenza cosciente, gli eredi possono chiedere anche il danno da lui patito prima della morte.
E se il paziente non era stato informato?
Il medico deve spiegare in modo comprensibile i rischi, i benefici e le alternative della cura. Se l’informazione è mancata o è stata insufficiente, può spettare un risarcimento anche quando l’intervento è stato eseguito correttamente: ad esempio, se il paziente, adeguatamente informato, avrebbe compiuto una scelta diversa.
Entro quanto tempo si può agire?
Dieci anni nei confronti della struttura sanitaria; cinque anni nei confronti del medico che risponde personalmente. Il termine decorre, in genere, da quando il danno e la sua possibile causa sono riconoscibili.
È comunque opportuno non attendere: la documentazione e i ricordi sono più completi e le valutazioni più affidabili.
Come si svolge la richiesta?
Prima di una causa la legge richiede un passaggio preliminare: una consulenza tecnica disposta dal giudice oppure una mediazione. Spesso è proprio in questa fase che si raggiunge un accordo con la struttura e con la compagnia assicurativa; in mancanza, si prosegue con il giudizio.
Che cosa conviene fare subito?
Richiedere copia completa della cartella clinica e degli esami: la struttura è tenuta a consegnarla entro sette giorni dalla richiesta, con eventuali integrazioni entro trenta.
Conservare referti, prescrizioni, fotografie e ricevute delle spese; annotare date, luoghi e nomi dei medici. Non firmare quietanze o accordi proposti dalla struttura o dall’assicurazione prima di averli fatti esaminare.
Sottoponga il suo caso.
Una prima valutazione della documentazione consente di comprendere se e come procedere, prima di sostenere qualsiasi costo di giudizio.
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